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<p>Negli anziani la perdita della capacità olfattiva (anosmia) può fungere da indicatore dell'insorgenza di malattia coronarica (CHD, <em>Coronary Heart Disease</em>): a testimoniarlo, uno studio recente condotto dall’Università del Michigan su un campione di oltre 5.000 pazienti statunitensi e pubblicato sulla rivista <em>Jama Otolaryngology</em></p>
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<p>Una scarsa capacità olfattiva può essere associata all'insorgenza di malattia coronarica (CHD) negli anziani? E ancora: il risultato di un singolo test olfattivo è realmente associato al rischio futuro di malattia coronarica (CHD) e cardiopatie negli anziani? A porsi queste domande, lo studio condotto dall’<a href="https://umich.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Università del Michigan</a> che ha preso in esame una coorte di 5.142 anziani residenti negli Stati Uniti, già censiti nell'ambito dello studio <a href="https://www.nhlbi.nih.gov/science/atherosclerosis-risk-communities-aric-study" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Atherosclerosis Risk in Communities Study</em></a>. In base al lavoro, pubblicato di recente dalla rivista scientifica <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamaotolaryngology" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Jama Otolaryngology,</em></a> una scarsa capacità olfattiva, valutata mediante un breve test di identificazione degli odori, è stata associata a un rischio assoluto più elevato di CHD. Tuttavia, tale associazione è risultata attenuarsi dopo quattro anni di follow-up. Buona la prima, insomma. Perché a fronte di un’improvvisa perdita di olfatto, è lecito preoccuparsi, se non altro nell’immediato. Poi, col tempo, le cose sembrano prendere una piega diversa.<br />L’analisi condotta dagli studiosi statunitensi, di tipo retrospettivo, si è basata sulla popolazione di dati secondari provenienti da una coorte prospettica in corso, composta – appunto – da 5.142 anziani statunitensi che non presentavano CHD, e il cui olfatto era stato valutato alla visita con un punteggio stabilito in base a un test di identificazione degli odori composto da 12 voci e definito come “buono” (punteggio 11-12), “moderato” (punteggio 9-10) o “scarso” (punteggio 0-8). I partecipanti a rischio sono stati seguiti da giugno 2011 a settembre 2013, fino alla data del primo esito di interesse, alla morte, all'ultimo contatto o al 31 dicembre 2020, a seconda di quale evento si verificasse per primo.</p>
<p><strong>Le conclusioni della ricerca</strong><br />I risultati? Chiari: su 5.142 anziani di età media 75,4 anni, 3.234 (62,9%) erano donne, 1.230 (23,9%) erano di razza nera e 3.912 (76,1%) erano di razza bianca. Dopo 9,6 anni di follow-up sono stati identificati 280 eventi di CHD incidenti (5,4%). Ebbene, “Una scarsa capacità olfattiva era associata a un rischio più elevato di CHD, sebbene tale associazione fosse attenuata con un follow-up prolungato. Confrontando una scarsa capacità olfattiva con una buona capacità olfattiva, il rapporto di rischio marginale aggiustato di CHD era 2,06 (95% CI, 1,04-4,53) al secondo anno, 2,02 (95% CI, 1,27-3,29) al quarto anno, 1,59 (95% CI, 1,13-2,35) al sesto anno, 1,22 (95% CI, 0,88-1,70) all'ottavo anno e 1,08 (95% CI, 0,78-1,44) al nono anno” spiegano gli esperti della Michigan University. Che concludono: “I risultati di questo studio di coorte suggeriscono che, per gli anziani, un olfatto scarso, valutato mediante un singolo test di identificazione degli odori, è associato a un rischio più elevato di CHD”.</p>
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<p><strong>Alessandra Rozzi</strong><br />Redazione Respiro News</p>