La “rivoluzione” arriva dal Nord: è sul prestigioso British Medical Journal, infatti, che trova spazio il nuovo studio – il titolo è Calcium, vitamin D, or combined supplementation to prevent fractures and falls: systematic review and meta-analysis - coordinato da Olivier Massé del Department of Pharmacy del CIUSSS du Nord-de-l’Île-de-Montréal, Canada: un lavoro in quasi totale contraddizione con alcune delle convinzioni più diffuse degli ultimi decenni, che consideravano calcio e vitamina D – o mix variamente declinati delle due sostanze - due “supporter” imprescindibili del nostro apparato scheletrico e al tempo stesso due nemici giurati dell’osteoporosi. Invece, stando alle ultime ricerche, pare che le cose non stiano affatto così. Tanto che i ricercatori invocano ora una revisione delle attuali linee guida e delle raccomandazioni rivolte alla popolazione generale.
Lo studio
La revisione effettuata ha preso in esame 69 studi clinici randomizzati condotti su un totale di 153.902 adulti. E valutando l’impatto effettivo degli integratori di calcio, vitamina D o delle loro combinazioni sul numero di fratture (e di cadute) rispetto al placebo o a nessun trattamento, i risultati sono stati inequivocabili: vantaggi minimi o nulli sia per le fratture generiche sia per quelle più “serie” come quelle dell’anca. La combinazione tra calcio e vitamina D ha evidenziato, ad esempio, una riduzione del rischio di fratture a malapena pari all’1%, certamente una percentuale non significativa, né in grado di supportare le supplementazioni dilaganti, che vedono la prescrizione di vitamina D in grande crescita in tutto il mondo occidentale. Basti pensare che stando agli ultimi dati il “mercato” globale della vitamina D ha un valore di circa 5,6 miliardi di dollari, e la sua crescita annua è stimata attorno all'8-10%.
“Questa revisione ha incluso 69 studi clinici che hanno coinvolto 153.902 partecipanti. I partecipanti alla maggior parte degli studi clinici vivevano in comunità (87%) e non presentavano un rischio elevato di fratture o cadute (73%). Per l’esito primario, ovvero qualsiasi tipo di frattura, è stato riscontrato un effetto minimo o nullo derivante dall’uso di integratori di calcio (11 studi clinici, 9067 partecipanti; rapporto di rischio 0,91, intervallo di confidenza al 95% da 0,81 a 1,01; certezza moderata), integratori di vitamina D (36 studi clinici, 92 045 partecipanti; 1,00, da 0,95 a 1,06; certezza elevata) o integrazione combinata (15 studi clinici, 51 126 partecipanti; 0,91, da 0,84 a 0,99; certezza elevata) – si legge nell’abstract del lavoro - L’integrazione di calcio, vitamina D o la terapia combinata sembrava avere un effetto minimo o nullo su altri esiti relativi a fratture e cadute, sulla base di un livello di certezza delle prove da moderato a elevato. I risultati sono rimasti robusti dopo un’approfondita analisi dell’eterogeneità attraverso molteplici analisi di sottogruppi”.
Cadute e fratture: anziani a rischio
Che il problema sia serio, del resto, è accertato: “Circa il 30% delle persone di età pari o superiore a 65 anni, e più della metà di quelle che vivono in case di cura subisce cadute almeno una volta all’anno, il 5% delle quali provoca fratture. Il ricovero in ospedale a causa di fratture comporta un declino funzionale per molti; in Canada, circa il 17% degli anziani ricoverati in ospedale a seguito di una caduta necessita successivamente di ricovero in strutture di assistenza a lungo termine – si legge nell’editoriale di supporto allo studio, pubblicato anch’esso sul British Medical Journal - Nelle popolazioni che invecchiano si osserva un aumento dei decessi e delle disabilità legati alle cadute, nonché dei costi associati per i sistemi sanitari nazionali. A livello globale, l’incidenza delle cadute e degli anni di vita aggiustati per la disabilità (DALY) derivanti dalle cadute è aumentata rispettivamente del 182% e del 142% dal 1990 al 2021, e si prevede che entrambi continuino a crescere. È evidente che occorrono interventi efficaci per ridurre le cadute e le loro conseguenze tra gli anziani”.
Linee guida “da rivedere”
La convinzione che gli integratori di calcio e vitamina D potessero essere utili nella prevenzione delle fratture non nasceva però a caso: le due sostanze sono infatti pesantemente implicate nel metabolismo delle ossa, ed è stata più volte osservata una correlazione tra scarsità di calcio e vitamina D nell’organismo e densità ossea a sua volta insufficiente. Ma secondo i ricercatori canadesi il rapporto tra i due fattori dell’equazione non seguono necessariamente un nesso causale, e dato che i risultati dello studio “non supportano l’integrazione routinaria con calcio o vitamina D, da soli o in combinazione, per prevenire fratture e cadute”, gli autori dello studio sono dell’idea che le attuali linee guida andrebbero pesantemente revisionate: “Medici, società scientifiche, organismi regolatori e gruppi che elaborano le linee guida dovrebbero riesaminare le raccomandazioni oggi in vigore alla luce delle evidenze più recenti” scrivono, precisando però che nel caso di pazienti con carenza grave di vitamina D, una storia di fratture alle spalle o già sotto terapia per osteoporosi possono essere necessari studi ulteriori.
La soluzione? Più movimento e meno farmaci
Se gli integratori non servono, dunque, che fare? Sono gli stessi autori del lavoro a offrire qualche possibile risposta: esercizio fisico per allenare forza muscolare ed equilibrio, maggiore attenzione alle cadute tra le mura di casa e strumenti di educazione e informazione sanitaria possono certamente aiutare a prevenire cadute e, di conseguenza, fratture. Meno pastiglie e più attività fisica, insomma. Con il risultato di meno cadute e ossa più forti e resistenti.






