Lo studio – americano - è iniziato nel 2003, ha seguito negli anni oltre 30.000 persone, ed è arrivato a una conclusione che non lascia dubbi: l’esposizione al cadmio, metallo pesante assai dannoso per la salute e legato all'insorgere di tumori, porterebbe anche a un’alterata funzionalità del sistema nervoso e all’insorgere – a causa dell’esposizione alle tossine – della demenza.
Cadmio, cos'è e dove si trova
Utilizzato oggi soprattutto nelle batterie ricaricabili (83%), nei coloranti (8%), in rivestimenti e placcature (7%), negli stabilizzatori per materie plastiche (1,2%) e nelle leghe con altri metalli per saldature, conduttori elettrici e altri usi (0,8%), il cadmio è un metallo pesante che stando all’ISS “è rilasciato nel suolo, nell'acqua e nell'aria da fonti naturali ma, soprattutto, in seguito alle lavorazioni industriali quali l’estrazione, la raffinazione e la lavorazione di metalli non ferrosi, la produzione di batterie e vernici, la produzione e l’applicazione di fertilizzanti artificiali a base di fosfati, l’uso di combustibili fossili (come carbone e petrolio), l’incenerimento e lo smaltimento dei rifiuti”. Ancora: “Nel suolo, il cadmio si lega fortemente alla materia organica e viene assorbito dalle piante e dalle colture agricole, entrando così nella catena alimentare. Anche le acque superficiali possono contenere cadmio disciolto, ed esso può accumularsi, in genere a bassi livelli, anche negli organismi acquatici (come molluschi e crostacei)”.
Di fatto il cadmio, altamente cancerogeno, è presente nell'aria, nell'acqua e nel terreno, ed entra nell’organismo umano respirando aria contaminata, oppure attraverso la dieta. Altro elemento di grosso rischio, ben evidenziato dallo studio in questione, è il fumo di sigaretta, considerato uno delle principali fonti di accumulo di cadmio nell’organismo.
Lo studio su Neurology
Il lavoro pubblicato su Neurology nasce dallo studio “Regards”, che evidenziava come ci fosse "una significativa associazione tra concentrazione di cadmio nelle urine e deterioramento cognitivo globale tra i partecipanti bianchi, ma non tra quelli neri", al punto che i bianchi sembravano avere un rischio di sviluppare demenza pari al doppio. Il cadmio intacca prevalentemente l’ippocampo, sede deputata al controllo della memoria e dell’orientamento. Ebbene, dopo ulteriori studi, esami e campionature, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che “in questo campione di studio, i partecipanti bianchi avevano fumato mediamente più pacchetti di sigarette rispetto ai neri. E dato che i livelli medi di cadmio erano simili tra questi due gruppi, il fumo è probabilmente la principale fonte di esposizione al cadmio per i partecipanti bianchi, a causa dell’iperaccumulo di metallo nelle foglie di tabacco". Ovvio, dunque, che il fumo rappresenti un’aggravante non da poco rispetto alle variabili ambientali su cui il margine di manovra è forzatamente limitato.
Prevenire per non curare
La prima regola, aurea, è questa: no al fumo, sia di tabacco sia di sigaretta elettronica, perché il famigerato cadmio tende ad accumularsi soprattutto nei polmoni, e da lì a danneggiare tutto l’organismo. Attenzione anche all’alimentazione, con una dieta che eviti il più possibile alimenti dove il metallo pesante tende ad accumularsi. La migliore prevenzione generale è data dalla riduzione dell'inquinamento ambientale, così da evitare che nelle cose di cui ci nutriamo siano presenti particelle di cadmio (più numerose in cereali, verdure a foglia verde, frutti di mare, riso): da qui è bene avere una dieta sana e consumare quando possibile alimenti freschi, così come quelli ricchi di zinco che è un antagonista naturale del metallo pesante. Fanno anche bene vitamine e antiossidanti che riducono gli eventuali danni provocati al nostro organismo.
L’EFSA e il cadmio
Recentemente l’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha ridotto la dose di cadmio ammessa negli alimenti portandone la soglia massima a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo del soggetto, dose al di sotto della quale non sono previsti effetti avversi per la salute e che corrisponde all’incirca all’esposizione media di un adulto europeo. Per alcuni gruppi di individui (i vegetariani, i bambini, i fumatori e i residenti in zone altamente contaminate), però, si registrano esposizioni al cadmio di gran lunga superiori, fino al doppio.
Brutte notizie anche per i fumatori. Le sigarette contribuiscono a un’esposizione interna simile a quella derivante dalla dieta. E anche la polvere domestica può rappresentare un’importante fonte di esposizione generale al cadmio, in particolare per i bambini.






