Il caso era da manuale: una paziente affetta da un’infezione cutanea cronicizzata complessa, con un’ulcera da pressione infettata da un batterio “cattivo” - Pseudomonas aeruginosa - resistente a ogni trattamento antibiotico disponibile, e quindi in buona sostanza incurabile. Al Dipartimento Malattie Infettive dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano hanno allora pensato di sperimentare – ed è uno dei primi tentativi al mondo, reso noto nei giorni scorsi – la cosiddetta terapia fagica: ovvero, l’uso di virus naturali – i batteriofagi, o fagi, appunto - appositamente selezionati per attaccare e neutralizzare altrettanto specifici batteri.
L’esperimento ha funzionato: condotto in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e il Centro di ricerca della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota (USA), specializzato nella produzione di fagi personalizzati, e supervisionato in ogni sua fase da un team multidisciplinare di clinici, oggi segna una svolta storica per tutti i pazienti affetti da infezioni croniche o complesse che non rispondono agli antibiotici tradizionali per refrattarietà del batterio, presenza di biofilm o antibiotico-resistenza.
“I primi risultati hanno mostrato l’eradicazione del batterio, confermata da molteplici prelievi sulla ferita, e il miglioramento clinico della lesione. La paziente è ora candidabile a una procedura di innesto cutaneo, prima controindicata, che a questo punto consentirebbe di chiudere la ferita aperta da diversi anni” hanno commentato all’ospedale milanese. E ancora: “La terapia fagica apre nuove prospettive nel trattamento delle infezioni resistenti, offrendo speranza a quei pazienti per cui le opzioni tradizionali sono ormai esaurite”.
I risvolti in ambito respiratorio
Il successo dell’esperimento avrà importanti conseguenze anche sul fronte delle malattie respiratorie: nelle infezioni polmonari croniche con sintomi ostruttivi - come bronchiettasie, BPCO e in parte asma - più la patologia è severa più alcune componenti del microbiota polmonare tendono infatti a virare verso forme patogene. La terapia antibiotica, per quanto mirata, si rivela però spesso inefficace, a causa del biofilm creato da alcuni di questi batteri nelle vie aeree inferiori, che impedisce al farmaco di agire direttamente. Ecco allora le terapie fagiche, che possono rivelarsi risolutive.
Un altro grande campo di applicazione dei fagi è quello dell’antibiotico-resistenza, vero timore dei prossimi anni, causata dall’uso eccessivo e non corretto di antibiotici in campo umano, veterinario e in agricoltura: secondo l’OMS provoca oggi 700mila morti l’anno, 35mila dei quali in Europa e oltre 10mila in Italia. Ma le previsioni parlano di 50 milioni di morti entro il 2050, e di un impatto economico superiore al trilione di dollari dopo il 2030.
Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News






