La distinzione arriva da oltreoceano, e nello specifico dalla Harvard Medical School. La prestigiosa Istituzione americana esplora infatti le differenze presenti tra le varie forme di problemi di memoria, suddivide i diversi tipi di MCI, e spiega il funzionamento del cervello e il suo ruolo nella creazione e nell’accesso ai ricordi.
La diagnosi di MCI
L'obiettivo principale della valutazione medica dovrebbe essere la distinzione tra MCI e normale invecchiamento (da un lato) o demenza (dall’altro), anche tramite la ricerca delle cause sottostanti a questa specifica condizione, potenzialmente reversibili. Stabilire causa e portata del disturbo è infatti utile per avere un riferimento in vista di future valutazioni cognitive.
Il percorso verso la diagnosi di MCI inizia il più delle volte con la denuncia soggettiva di problemi di memoria e di pensiero, o con preoccupazioni espresse dalle persone vicine. Si tratta di una distinzione importante, perché i cambiamenti cognitivi immediatamente evidenti al mondo esterno hanno maggiori probabilità di segnalare che la persona è affetta da MCI. Inoltre, anche chi è affetto da Alzheimer spesso è consapevole dei propri vuoti di memoria.
A chi rivolgersi in caso di dubbio? Il medico di fiducia è un buon punto di partenza. Tuttavia, potrebbe rivelarsi utile anche rivolgersi a un medico specializzato in funzioni cognitive, come un neurologo comportamentale o uno psichiatra geriatrico.
Valutazione medica iniziale
Prima di valutare la salute cognitiva, il medico indagherà innanzitutto per capire se i problemi di memoria siano sintomo di un problema di salute diverso. Eseguirà quindi un esame fisico, concentrandosi sul sistema nervoso, e considerando eventuali problemi della vista o dell'udito, che potrebbero contribuire al deterioramento cognitivo.
Il medico ordinerà poi un emocromo completo ed esami ematochimici per rilevare la presenza di problemi come anemia, infezioni, diabete e disturbi renali ed epatici. Altri esami di laboratorio comprenderanno test di routine per la funzionalità della tiroide, la carenza di vitamina B12 e l'aumento del calcio nel sangue. In più il medico esaminerà tutti i farmaci assunti, per verificare se uno di essi possa essere causa di sintomi cognitivi.
Valutazione della funzione cognitiva
La valutazione ha inizio con un'anamnesi dettagliata dei cambiamenti cognitivi nel corso del tempo. In questa fase è determinante la presenza di un familiare o di un amico stretto che possa confermare i ricordi. Alcune caratteristiche emerse dall'anamnesi possono essere indicative: un declino cognitivo rapido, nell'arco di settimane o mesi, non è infatti tipico dell'MCI o dell’Alzheimer, e può indicare problemi come un tumore o un'irregolarità metabolica.
Test neuropsicologici
Il paziente può inoltre essere inviato a uno psicologo specializzato in disturbi cerebrali per test neuropsicologici completi sotto forma di interviste, test con carta e matita o al computer: sono progettati per valutare memoria, ragionamento, attenzione, linguaggio, funzioni visive, funzioni motorie e funzioni sociali (empatia e sapersi comportare in modo appropriato nelle situazioni sociali). E potrebbero essere indagate anche depressione, ansia e problemi dell'umore.
Imaging cerebrale
Per esaminare la struttura anatomica del cervello può inoltre essere eseguita una scansione cerebrale con tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM). Questi esami sono utilizzati per escludere tumori, infezioni, emorragie, ictus e idrocefalo (eccesso di liquido nell'area circostante il cervello). Talvolta possono poi essere suggeriti ulteriori esami, come l'imaging cerebrale funzionale o la PET dell'amiloide.






