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Nel 2025, nei Paesi dell’Unione Europea, si morirà meno a causa di quasi tutti i tipi di tumore ad esclusione di quello del pancreas, che rispetto al 2020 aumenterà del 2% negli uomini e del 3% nelle donne. Per le donne ci sarà anche un +4% di tumori del polmone e un +2% di tumori alla vescica.
L’Italia? Non si differenzia, con gli unici tassi di mortalità in lieve aumento per il tumore del pancreas e della vescica nelle donne. Sono i risultati di uno studio italiano appena pubblicato su Annals of Oncology dai ricercatori dell'Università di Milano in collaborazione con l'Università di Bologna e il sostegno di Fondazione AIRC.
Ma se i dati più recenti sono all’insegna di un parziale ottimismo, molto si può ancora fare per combattere le patologie oncologiche sul fronte degli stili di vita, riducendone ulteriormente l’incidenza. Nel mondo, infatti, più di un miliardo di persone convive con l’obesità, una condizione che in Italia interessa il 10% dei 18-69enni, circa 4 milioni e 100mila cittadini, e l’eccesso ponderale grave è un fattore di rischio correlato a 12 diversi tipi di tumore. Però, rimane scarsa l’attenzione degli operatori sanitari nei confronti dei corretti stili di vita: nel nostro Paese, solo il 43% delle persone in eccesso ponderale usufruisce di indicazioni per perdere peso da parte dei camici bianchi. Anche i cittadini con altre condizioni di rischio oncologico ricevono poche raccomandazioni sugli stili di vita sani: a meno di 5 fumatori su 10 (48%) viene rivolto il consiglio di smettere di fumare da parte di un medico. Una regolare attività fisica viene consigliata solo al 30% dei sedentari. Ad appena il 7% dei consumatori di alcol viene raccomandato di non bere.

Prevenzione e stili di vita
“La prevenzione dei tumori deve essere sempre più al centro della nostra attenzione e delle nostre azioni – spiega Francesco Perrone, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Nel 2022, nel mondo, sono stati 20 milioni i nuovi casi di cancro e 9,7 milioni i decessi. Il 40% delle morti è causato da fattori di rischio modificabili: in particolare da fumo, consumo di alcol, sedentarietà ed eccesso ponderale”.
Non a caso il tema dell’ultimo ‘World Cancer Day’, il 4 febbraio scorso, è stato “United by Unique”, uno slogan scelto per sensibilizzare cittadini, pazienti e Istituzioni a considerare l’unicità di ogni persona colpita dal cancro, garantendo una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali legati alla malattia. La nuova dimensione della cura del cancro, infatti, è la cosiddetta ‘people-centred care’ che si focalizza a 360 gradi sulla persona colpita dalla malattia, coinvolgendo nel percorso assistenziale anche i familiari e l’intera comunità che circonda il paziente. Questo approccio, che supera quello centrato sul paziente o sulla persona, ha le potenzialità per migliorare i risultati clinici e la qualità di vita, con un uso più efficiente delle risorse e una riduzione dei costi dell’assistenza.

La people-centred care
“Rientra nella ‘people-centred care’ anche un attento monitoraggio dell’appropriatezza d’uso delle terapie – afferma Perrone - AIOM e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) hanno istituito un gruppo di lavoro per analizzare l’attività di monitoraggio portata avanti dall’ente regolatorio in campo oncologico. Grazie a questa collaborazione, abbiamo evidenziato che il profilo dei pazienti coinvolti negli studi clinici è diverso rispetto a quello di coloro che, dopo l’approvazione, vengono trattati con gli stessi farmaci nei reparti di oncologia, cioè nella pratica clinica quotidiana”.
“Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore – afferma Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM - Quasi il 60% degli adulti consuma alcol, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 28% è sedentario, il 24% fuma. Serve più impegno per sensibilizzare tutti i cittadini, soprattutto le persone che non adottano stili di vita sani. Il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma, l’obesità a 12. E il fumo, da solo, è responsabile del 25% dei decessi oncologici nel mondo”.
“La ‘people-centred care’ porta anche a considerare il contesto sociale di ogni paziente – continua Cinieri - Ad esempio il fumo di sigaretta, la sedentarietà e l’eccesso ponderale sono più diffusi fra le persone con difficoltà economiche e un basso livello di istruzione. È già stato dimostrato che i problemi di natura finanziaria determinano una riduzione della sopravvivenza dei pazienti oncologici, con un rischio di morte più alto del 20% anche in un servizio sanitario universalistico come il nostro. Ora è necessario allargare l’orizzonte dei programmi di prevenzione, considerando l’impatto degli ostacoli economici sull’adesione agli stili di vita sani”.

L’importanza dei PRO
E un cambiamento culturale di grande rilevanza nell’oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente (Patient-Reported Outcomes, PRO), sia nelle sperimentazioni che nella pratica clinica.
“I PRO e la qualità di vita del paziente costituiscono sempre più un importante tassello del complesso mosaico di valutazione del valore dei trattamenti oncologici, e rientrano a pieno titolo nella ‘people-centred care’ – spiega Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM - Questa consapevolezza sta aumentando, anche perché diverse società scientifiche hanno lanciato messaggi a favore del ruolo dei PRO. L’attenzione nei confronti di questi strumenti coinvolge anche le agenzie regolatorie”.
“Il risultato è che, negli anni recenti, quasi il 70% degli studi clinici sui tumori include tra gli endpoint, cioè tra gli obiettivi da analizzare, la qualità di vita dei pazienti – sottolinea ulteriormente Di Maio - I dati relativi alla qualità di vita, pur compresi fra gli endpoint, però vengono pubblicati solo nella metà circa dei casi in cui sono stati raccolti. È importante, quindi, migliorare la tempestività con cui queste informazioni sono comunicate e pubblicate. Non solo: oggi pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. Serve un cambio di passo, perché la raccolta del punto di vista dei malati sull’esito di un trattamento non resti una semplice affermazione retorica ma diventi un metodo imprescindibile”.

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