È la prima volta. Ma i ricercatori della Exter University, in Inghilterra, ne sono sicuri: quello che definiscono “il più ampio e documentato studio mai condotto sulle cause della demenza giovanile" segnerà una svolta nell’approccio alla patologia. Dai dati emersi dalla ricerca – che ha coinvolto oltre 350.000 persone under 65 – emergono infatti con chiarezza, tra i 39 identificati, 15 fattori di rischio principali, che appaiono “associati in modo significativo” alla probabilità di manifestare una demenza giovanile, ovvero prima dei 65 anni di età.
Il campione preso in esame comprendeva 356.052 persone adulte under 65, con un profilo di completa sanità mentale all’inizio dello studio, iniziato nel 2006 e protrattosi fino al 2018 in Galles, e fino al 2021 in Inghilterra e in Scozia. Non c’è da stupirsi se su una coorte così popolosa, una percentuale di partecipanti (in verità minima, pari allo 0, 136%), e cioè 485 persone, è stata nel corso dello studio diagnosticata con demenza ad esordio giovanile. Incrociando i dati di questi partecipanti, sono emersi – tra 39 fattori di rischio accertati - 15 fattori principali in grado di predire, con un anticipo notevole (si parla di anni) una decisa attitudine a sviluppare la patologia.
Eccone l’elenco:
- basso livello di istruzione
- basso status socio-economico
- alto isolamento sociale
- ipoacusia (udito cattivo)
- bassi livelli di vitamina D nel sangue
- tasso elevato di proteina c reattiva nel sangue in contemporanea al fattore precedente.
- avere due tipi di variazioni genetiche della apoliproteina E.
- essere affetti da ipotensione ortostatica
- avere il diabete
- soffrire di patologie cardiache
- soffrire di depressione
- avere avuto un ictus
- disporre di poca forza muscolare (in particolare, ma non solo, nelle mani)
- fare uso eccessivo di alcol
- non fare uso per nulla di alcol (berne moderatamente pare non influisca affatto)
E se per alcuni c’è, certamente, di che preoccuparsi, la buona notizia è che diverse tra le voci identificate sono arginabili modificando i comportamenti.
Quindi sapere, come sempre, è potere.
Le “red flag” della demenza a esordio precoce
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