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Australia, Canada, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo e Regno Unito: sono questi i sette Paesi presi in esame dal report FIP Country case studies on pharmacy-based vaccination: key learnings from seven Countries pubblicato il 10 giugno scorso nell’ambito delle iniziative collaterali all’Immunisation Agenda 2030 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Il rapporto esamina, per ognuno dei Paesi considerati, otto parametri-chiave: quadro normativo, forza lavoro, formazione, finanziamento, registrazione delle vaccinazioni, monitoraggio della qualità, strategie di implementazione e “pro e contro”.
A focus, una situazione multiforme che presenta profonde diversità regionali, e che totalizza a livello globale – a far data 2024 – 56 Paesi in cui la vaccinazione in farmacia è disponibile, dei quali 44 autorizzano i farmacisti – previo corso di formazione – a somministrare direttamente i vaccini. Alcuni Paesi hanno una tradizione consolidata in materia – il Portogallo somministra vaccini in farmacia dal 2007 – altri presentano condizioni super-favorevoli ma qualche problema strutturale – l’ Italia, dove oltre il 90% dei Comuni ha una farmacia entro 500 metri di distanza e il tasso di fiducia supera l’85%, ma l’interoperabilità dei Sistemi di registrazione regionali è ancora in via di sviluppo.

La situazione italiana
Nel nostro Paese la svolta è arrivata di recente, dato che la base giuridica principale della vaccinazione in farmacia è costituita dal DL 44/2021, che ha autorizzato i farmacisti abilitati a somministrare vaccini nell’ambito della campagna anti-Covid-19, previa specifica formazione. Successivi strumenti normativi hanno poi permesso la somministrazione del vaccino antiinfluenzale (2022, grazie al Protocollo d’intesa tra Governo, Regioni e Federfarma), semplificato le autorizzazioni (2025) e introdotto strumenti di finanziamento strutturale (Legge di Bilancio 2026).
Ma il report mette in luce anche le difficoltà, legate principalmente alla frammentazione regionale.
E se sul fronte della forza lavoro disponibile nel 2024, 5mila farmacie erano attive su questo fronte, con almeno un farmacista che rispondeva ai requisiti formativi minimi  - corso di 8 ore su tecnica di somministrazione, gestione dell’anafilassi e certificazione BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) - dal punto di vista economico le cose non vanno così bene: la remunerazione che la farmacia riceve per i vaccini anti-COVID19 e antinfluenzali è pari a 6,16 euro per ogni vaccinazione effettuata, e anche se la Legge di Bilancio 2026 ha stanziato un fondo da 50 milioni di euro, il tasso di rimborso attuale non copre i costi di gestione, e stima un divario di finanziamento tra 2 e 4 euro per somministrazione.
Inoltre, come detto sopra, la registrazione delle vaccinazioni avviene su piattaforme regionali dedicate, sistemi di gestione farmaceutica e, in alcuni contesti meno digitalizzati, ancora tramite registri cartacei. Sebbene il Decreto-Legge 34/2020 abbia fissato la piena interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico (FSE) entro il 2025/2026, ne siamo infatti ancora lontani, in un quadro dove frammentazione regionale, rimborso insufficiente, interoperabilità incompleta e resistenze professionali costituiscono i problemi principali, e non da poco, da superare.

Gli altri Paesi del report
Varia e differenziata la situazione negli altri sei Paesi oggetto del report: si comincia con l’Australia, dove i farmacisti sono autorizzati a somministrare e prescrivere diverse vaccinazioni, e oltre 9.000 farmacisti hanno completato la formazione di 23 ore, rappresentando una vasta forza lavoro attiva che nel 2024 ha somministrato il 19,4% di tutte le vaccinazioni nel Paese.
In Canada, nonostante l’ampio coinvolgimento delle farmacie nei programmi vaccinali, si registrano frammentazione delle politiche, dati non omogenei e resistenze alla vaccinazione, in un Paese dove la regolamentazione varia tra province, con alcune che autorizzano la prescrizione e altre solo la somministrazione.
Migliore il panorama in Francia, dove norme recenti consentono ai farmacisti di prescrivere e somministrare molte vaccinazioni, e in Irlanda, dove ai farmacisti è somministrare vaccini stagionali e di emergenza dal 2011.

Per un quadro completo della situazione si rimanda al testo originale del report, in allegato.

Attachments:
Download this file (6381-Country-case-studies-on-pharmacy-based-vaccination-Fip.pdf)Il testo del report

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