Le persone che mangiano più carne rossa, soprattutto carne rossa lavorata come pancetta, salsiccia e mortadella, hanno maggiori probabilità di avere declino cognitivo e demenza rispetto a coloro che consumano una quantità ridotta di questi alimenti: ad affermarlo è uno studio pubblicato nel numero online del 15 gennaio 2025 di Neurology, la rivista medica dell'American Academy of Neurology. “La carne rossa è ricca di grassi saturi e in studi precedenti ha dimostrato di aumentare il rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiache, entrambi collegati a una minore salute del cervello - dichiara l'autore dello studio Dong Wang, del Brigham and Women's Hospital di Boston - Il nostro studio ha rilevato che la carne rossa lavorata può aumentare il rischio di declino cognitivo e demenza, ma la buona notizia è che ha anche scoperto che sostituirla con alternative più salutari, come noci, pesce e pollame, può ridurre il rischio di una persona”.
Per esaminare il rischio di demenza, i ricercatori hanno incluso nello studio un gruppo di 133.771 persone con un'età media di 49 anni che non presentavano demenza all'inizio dello studio, e che sono state seguite per un periodo di tempo esteso fino a 43 anni. Di questo gruppo, 11.173 persone hanno sviluppato la demenza. I partecipanti hanno compilato un diario alimentare ogni due-quattro anni, elencando ciò che mangiavano e con quale frequenza. Nella categoria che i ricercatori hanno definito come “carne rossa lavorata” sono stati inclusi pancetta, hot dog, salsicce, salame, mortadella e altri prodotti a base di carne lavorata. Per carne rossa non lavorata, invece, si intendevano: manzo, maiale, agnello e hamburger. Una porzione di carne rossa è pari a 85 grammi, la dimensione di un mazzo di carte. I ricercatori hanno calcolato la quantità di carne rossa che i partecipanti mangiavano in media al giorno, dividendo i consumatori di carne rossa lavorata in tre gruppi. Il gruppo basso mangiava in media meno di 0,10 porzioni al giorno; il gruppo medio mangiava tra 0,10 e 0,24 porzioni al giorno; e il gruppo alto, 0,25 o più porzioni al giorno. Dopo aver aggiustato il campione in base a fattori come l'età, il sesso e altri fattori di rischio per il declino cognitivo, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti al gruppo alto avevano un rischio maggiore del 13% di sviluppare demenza rispetto a quelli appartenenti al gruppo basso. Per quanto riguarda la carne rossa non lavorata, invece, il confronto tra chi mangiava in media meno di mezza porzione al giorno e chi ne mangiava una o più porzioni al giorno non ha segnalato differenze significative ai fini del rischio di demenza.
Per misurare il declino cognitivo soggettivo, i ricercatori hanno invece esaminato un altro gruppo di 43.966 partecipanti con un'età media di 78 anni. Il declino cognitivo soggettivo si verifica quando una persona riferisce di avere problemi di memoria e di pensiero prima che il declino sia abbastanza grave da essere evidenziato dai test standard. Il gruppo del declino cognitivo soggettivo ha risposto a sondaggi che valutavano le proprie capacità di memoria e di pensiero due volte durante lo studio. Dopo aver assestato il campione per fattori come l'età, il sesso e altri fattori di rischio per il declino cognitivo, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che mangiavano in media 0,25 porzioni o più al giorno di carne rossa lavorata avevano un rischio del 14% maggiore di declino cognitivo soggettivo rispetto a quelli che mangiavano in media meno di 0,10 porzioni al giorno. Hanno inoltre evidenziato che chi mangiava una o più porzioni di carne rossa non lavorata al giorno aveva un rischio di declino cognitivo soggettivo superiore del 16% rispetto a chi ne mangiava meno di mezza porzione al giorno.
Infine, per misurare la funzione cognitiva oggettiva, i ricercatori hanno esaminato un altro gruppo di 17.458 partecipanti di sesso femminile con un'età media di 74 anni. La funzione cognitiva oggettiva è la capacità del cervello di ricordare, pensare e risolvere i problemi. Questo gruppo ha effettuato test di memoria e di pensiero quattro volte durante lo studio. Dopo aver aggiustato per fattori come l'età, il sesso e altri fattori di rischio per il declino cognitivo, i ricercatori hanno scoperto che un consumo maggiore di carne rossa lavorata era associato a un invecchiamento cerebrale più rapido nella cognizione globale, con 1,61 anni per ogni porzione aggiuntiva al giorno, e nella memoria verbale, con 1,69 anni per ogni porzione aggiuntiva al giorno. Infine, i ricercatori hanno scoperto che la sostituzione di una porzione al giorno di carne rossa lavorata con una porzione al giorno di noci e legumi era associata a un rischio di demenza inferiore del 19% e a 1,37 anni in meno di invecchiamento cognitivo. La stessa sostituzione con il pesce è stata associata a un rischio di demenza inferiore del 28%, mentre la sostituzione con il pollo è stata associata a un rischio di demenza inferiore solo del 16%. “Ridurre la quantità di carne rossa consumata e sostituirla con altre fonti proteiche e opzioni a base vegetale potrebbe essere un’indicazione da includere nelle linee guida dietetiche per promuovere la salute cognitiva – ha concluso Wang - Sono necessarie ulteriori ricerche per valutare i nostri risultati in gruppi più differenziati”.
Una limitazione riscontrata nel campione oggetto dello studio sta nel fatto che sono stati presi in considerazione principalmente operatori sanitari bianchi; quindi, i risultati potrebbero non essere gli stessi per altre popolazioni di razza, etnia e sesso e genere non binario. Lo studio è stato finanziato dai National Institutes of Health.
SOS carne rossa lavorata: aumenta il rischio di demenza
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