Pressione alta, mal di testa cronico, senso di allerta permanente? E ancora, disturbi gastrointestinali, piccoli fastidi misteriosi che i medici attribuiscono tout-court allo stress consigliando relax, tisane e sedute di mindfullness? Ora non è più necessario affidarsi alla sorte o all’autocoscienza: per capire se si è effettivamente stressati in modo serio, con potenziali conseguenze sul sistema cardiovascolare e metabolico, potrebbe essere sufficiente sottoporsi a una TC torace senza mezzo di contrasto. Il merito? Tutto della “facoltà di segmentazione automatica 3D delle ghiandole surrenali” (nella foto, la sinistra in verde e la destra in rosso, courtesy RSNA, Radiologycal Society of North America) che la TC toracica è in grado di garantire.
Ad approdare a questo punto di svolta, un team della Johns Hopkins University di Baltimora, che ha messo in luce – sotto la guida della giovane scienziata Elena Ghotbi – la capacità dell’esame radiologico di identificare per la prima volta un biomarcatore di stress cronico. Il tutto attraverso uno studio che ha interessato 2.842 partecipanti (multietnici, di età media 69,3 ± 9,2 anni; al 51% donne) utilizzando il deep learning, ovvero addestrando un modello di Intelligenza Artificiale in modo che riconoscesse il volume delle ghiandole surrenali.
Ebbene, ne è risultato che “I partecipanti con un elevato livello di stress percepito presentavano un AVI (Indice di Volume Surrenale, ndr.) superiore di 0,23 cm³/m² rispetto a quelli con un basso livello di stress”, come si legge nell’abstract dello studio, presentato in questi giorni al Congresso RSNA.
In conclusione, “Il volume surrenale derivato dal deep learning dalla TC toracica è correlato ai biomarcatori dello stress cronico, all'aumento della massa ventricolare sinistra, e predice il rischio di insufficienza cardiaca e mortalità per tutte le cause – si legge ancora - Le scansioni TC toraciche di routine rivelano il volume surrenale, un nuovo biomarcatore non invasivo dello stress cronico, che potenzialmente identifica i pazienti ad alto rischio di insufficienza cardiaca e di eventi cardiovascolari precoci”.
Inutile dire che il risultato è rivoluzionario: se lo stress individuale si trasforma da esperienza soggettiva a condizione oggettivamente accertabile grazie a un parametro dato, si aprono naturalmente nuove prospettive nella prevenzione e nella gestione delle patologie stress-correlate. Il che, in un mondo come il nostro, non è certo cosa da poco.
Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News






