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Mamma e papà non lo ammetteranno mai, ma quella del figlio prediletto non è una leggenda: è invece una solida realtà, corroborata da altrettanto solidi studi scientifici. A dirlo, nero su bianco, è lo studio - anch’esso scientifico – pubblicato nei giorni scorsi dall’American Psychological Association sulla rivista American Psychological Bulletin, dove in merito alla questione non si lascia spazio a dubbi di sorta: gli autori hanno infatti effettuato una metanalisi su 30 tra articoli pubblicati da riviste scientifiche e dissertazioni o tesi, indagando 14 database nei quali figurano 19.469 partecipanti. Scopo del lavoro, esaminare come fattori familiari precisi - ordine di nascita, genere del figlio, tratti del carattere (ivi comprese l’estroversione, l’apertura agli altri, la precisione o l’attitudine nevrotica) potessero collegarsi a una “preferenza” da parte dei genitori rispetto ai fratelli meno apprezzati.
I risultati? Parlano chiaro: ad accaparrarsi il titolo – peraltro spesso niente affatto conveniente – di “bambino d’oro” non è necessariamente il più piccolo della nidiata, eterno cucciolo di casa, e nemmeno il primogenito, con tutte le attenzioni che – essendo per un periodo l’indiscusso protagonista della vita familiare – forzosamente riceve.
In realtà a ricoprire il ruolo di figlio prediletto sembrano essere più facilmente le femmine e/o i figli con tratti del carattere che evocano coscienziosità, buon carattere e senso di responsabilità.
Lo studio ha anche indagato le modalità attraverso cui i genitori manifestano la loro predilezione, evidenziando come variabili le modalità di interazione – positive o negative -, il denaro speso e il tipo di controllo esercitato.

Identikit del figlio prediletto

Gli psicologi USA sono partiti da un’idea di base: quella secondo cui ogni genitore avrebbe posto in cima alle proprie preferenze il figlio dello stesso sesso. In altre parole, gli psicologi erano convinti che le madri avrebbero prediletto le figlie femmine, e i padri i figli maschi. Ma non è andata così: padri e madri hanno dimostrato di privilegiare in modo del tutto simile le figlie femmine, con una predilezione particolare per quei figli che mostravano i tratti caratteriali dei “piccoli adulti”, ovvero i bambini più responsabili e propensi ad auto-organizzarsi, probabilmente perché meno impegnativi e più autonomi nella quotidianità. Nessuna correlazione, invece, tra apprezzamento genitoriale e carattere estroverso dei figli, conclusione, questa, che per gli stessi studiosi si è rivelata una sorpresa. Dallo studio, invece – ma questo era forse prevedibile – i figli cui viene lasciato maggiore spazio di autonomia sono risultati i primi nell’ordine di nascita. Meno significativi sono invece apparsi fattori come l'età del figlio e il sesso del genitore, mentre dal lavoro un fatto emerge forte e chiaro: i figli cui viene riservato un trattamento meno “di favore” sviluppano una salute mentale più incerta dei prediletti, e relazioni familiari più tese.
Se dunque – almeno istintivamente - i genitori non possono fare a meno di preferire un figlio all’altro, gli studiosi si augurano che esercitino la loro predilezione quantomeno in modo consapevole, proteggendo così tutta la nidiata dalle insidie implicite nei loro favoritismi. “I ricercatori sanno da decenni che una differenza di trattamento da parte dei genitori può avere conseguenze durature sui figli – spiega infatti Alexander Jensen, professore associato presso la  Brigham Young University e primo autore del lavoro - Il nostro studio ci permette di identificare i figli che saranno più probabilmente oggetto di favoritismi genitoriali, positivi o negativi che siano”.

 

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