Il 40% della Gen Z e il 35% dei Millennial hanno livelli elevati di stress e ansia, ed episodi di burnout sul posto di lavoro. Il World Mental Health Day, la Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra ogni anno il 10 , è un’ottima occasione per riflettere sull’importanza e sul ruolo fondamentale che questa riveste ai fini del nostro benessere quotidiano. Quest’anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pone l'accento sul benessere dei lavoratori, sottolineando come “ambienti di lavoro sicuri e sani possono agire come un fattore protettivo per la salute mentale”.
Il lavoro, infatti, è una parte importante della vita, ma trovare il giusto equilibrio tra vita lavorativa e vita personale non è semplice, e il work-life balance diventa sempre più un tema centrale: il lavoro può e deve integrarsi con la routine senza comprometterne la qualità.
Secondo l’ETUC – European Trade Union Confederation, circa il 40% dei casi di depressione nell'Unione Europea sono collegati a fattori stressanti legati al lavoro, come una cattiva organizzazione, overwork, disponibilità costante, precariato e condizioni di eccessiva pressione lavorativa. Anche i Millennial e la Gen Z sono particolarmente sensibili a queste dinamiche: secondo una ricerca riportata dal World Economic Forum, il 40% della Gen Z e il 35% dei Millennial si sentono spesso stressati, impauriti o ansiosi, con molti che segnalano episodi di burnout.
Soluzioni in arrivo?
Ma pare ci siano buone notizie: è possibile fare molto per prendere cura della propria salute mentale anche sul lavoro. Le aziende stanno già facendo passi avanti, promuovendo ambienti di lavoro più equilibrati e supportivi. Politiche che incentivano la flessibilità, il supporto reciproco e la gestione dello stress stanno diventando sempre più comuni.
E tutti possono contribuire al proprio benessere quotidiano adottando semplici tecniche per gestire lo stress, gestendo consapevolmente degli stati d’animo e chiedendo supporto quando si ha bisogno.
La Giornata Mondiale della Salute Mentale diventa così un’ottima occasione per riflettere sul valore di un buon equilibrio tra vita e lavoro, per sentirsi più appagati, sereni e in armonia con sé stessi. “Il burnout (BO) può̀ essere classicamente definito l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto (helping profession) e di servizio alla persona, e si presenta anche nelle situazioni in cui non si riesce a rispondere in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro o la vita quotidiana portano ad assumere – dichiara la Dr.ssa Simonetta Marucci, Medico specialista in Endocrinologia – Non si identifica esattamente con lo stress, poiché il BO è uno stato mentale negativo più prolungato, mentre la reazione da stress è determinata da una risposta ad una percezione di ‘pericolo’ e ha una connotazione di risposta adattativa. Il BO porta ad uno stato emotivo di svuotamento, di astenia, di perdita di interesse per il lavoro e per le attività quotidiane e può facilmente sfociare in uno stato depressivo. Sia nello stress cronico che nel BO si verificano veri e propri danni cerebrali, soprattutto a livello dei neuroni dell’ippocampo – sede della memoria e importante centro emozionale - i quali vanno incontro a morte cellulare precoce, con riduzione delle funzioni cognitive. Certamente non possiamo prevenire il BO e lo stress, poiché non dipendono da noi ma dal contesto in cui ci troviamo a vivere e a lavorare”.
Che fare, dunque? È possibile prevenire, o almeno ridurre, i danni provocati a livello cerebrale? “La Medicina delle Basse Dosi (Low Dose Medicine) mette a disposizione le Neurotrofine (fattori di nutrizione neuronale) che sostengono il sistema nervoso, favorendo il nutrimento cellulare dei neuroni e la loro attività, aumentando le connessioni sinaptiche (cioè i collegamenti tra i neuroni, dai quai dipende la nostra capacità di produrre pensieri) – prosegue la dottoressa - Ad esempio, il BDNF (Brain Derived Neurotrofic Factor) e l’NGF (Nerve Growth Factor) svolgono questa funzione in maniera fisiologica, sostenendo la funzione cerebrale in maniera naturale. A questi si può associare la Serotonina Low Dose, che contribuisce a sostenere il tono dell’umore”.
Più del 40% delle depressioni in Europa legate al lavoro
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