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Che le nuove tecnologie, se mal utilizzate, possano portare i più giovani sulla strada del disagio psicologico è assodato: ansia, depressione, chiusura al contesto sociale, sentimenti di esclusione, per non parlare del cyberbullismo o di altri fenomeni alimentati dall’uso senza regole dei social. Ora, al panorama, si aggiunge l’utilizzo sempre più esteso dell’Intelligenza Artificiale da parte delle nuove generazioni, focus dell’intervento di Unicef e Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day, celebrato il 10 febbraio scorso. Ma andiamo con ordine.

Lo studio di telefono Azzurro
In occasione della giornata in questione, Telefono Azzurro (che tra l'altro pubblicato alcune importanti pagine web sul tema intitolate "Cittadinanza digitale") ha presentato il suo studio nel corso dell’incontro “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, organizzato all’Università Bocconi di Milano e patrocinato da Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, AgID, Agcom, Garante della Privacy, Università Bocconi e Generazioni Connesse. Focus dell’evento, le conseguenze dell’IA sulla crescita e la salute mentale di bambini e adolescenti. Alla base, rilevazioni internazionali di Ofcom, Common Sense Media ed Eurostat che attestano la diffusione sempre più massiccia dei chatbot IA – i cosiddetti “robot di conversazione”, software progettati per simulare conversazioni con un essere umano - tra i giovani. E a sostegno di questa osservazione, anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente segnala come un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni sperimentino un disagio psichico, spesso non riconosciuto come tale e non trattato: ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale, tanto che un adolescente su cinque si sente solo, con percentuali più elevate tra le ragazze.
Quanto ai dati sui ragazzi italiani, vengono appunto dallo studio promosso da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa 12 - 18 enni, che per il 2025 dichiarano di utilizzare strumenti di IA come ChatGPT molto frequentemente: il 74% dei ragazzi afferma infatti di conoscere i chatbot, il 75% di utilizzarli. E al crescere dell’età cresce l’utilizzo, più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
Quanto a un’ipotetica classifica, ChatGPT è il chatbot più usato, con l’83% delle preferenze; seguono Gemini con il 36%, Meta AI con il 27% e Microsoft Copilot con il 7%. L’impiego principale resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca. Quel che sorprende? Il fatto che il 14% dei ragazzi ammette di ricorrere “spesso” a un chatbot per ottenere consigli personali, e che il 34% lo ha fatto almeno occasionalmente. Anche il grado di fiducia che i chatbot strappano ai ragazzi italiani è sopra la sufficienza: raggiunge infatti i 6,6 punti su una scala da 1 a 10, con il 58% del campione che attribuisce un voto superiore a 7.
Resta comunque un 38% di adolescenti che dichiara di non aver mai instaurato interazioni personali.
Interessanti anche i motivi alla base dell’approccio ai chatbot: primo tra tutti la curiosità (36%), ma già al secondo posto c’è la qualità dei consigli (23%), il non sentirsi giudicati (15%) e il sentirsi meno soli (10%). Solo il 7%, fortunatamente, ammette di avvicinarsi al chatbot per la mancanza di altre persone di riferimento.
Tra i giovani italiani, comunque, esiste anche un elevato tasso di consapevolezza dei rischi connessi all’uso dei chatbot: il 40% riconosce tra i pericoli dell’AI una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle vere relazioni sociali , il 33% il rischio di non distinguere reale e virtuale, il 25% la possibilità di dipendenza, il 20% le informazioni errate e il 19% pericoli per la privacy. E a ritenere che l’IA non presenti alcun tipo di rischio è soltanto ilo 9% del campione. “I chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti. Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili – ha commentato il Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo nel corso dell’incontro milanese - L’Intelligenza Artificiale in sé non è né buona né cattiva, ma indubbiamente è uno strumento potente: senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità”.

Il prontuario Unicef per genitori e caregiver
Riguardo al manuale Unicef in nove punti per genitori e caregiver – steso affinché possano guidare con intelligenza i primi passi dei ragazzi nel nuovo universo dei chatbot – “Siamo di fronte a un cambiamento epocale: bambine, bambini di oggi sono i primi veri ‘nativi dell’AI’ – dicono gli esperti dell’Organizzazione - Per loro, l'intelligenza artificiale non è una novità futuristica, ma una presenza silenziosa e costante che modella il modo in cui studiano, giocano, ricevono informazioni e comunicano. Questa integrazione così profonda apre scenari complessi e ci pone anche davanti a domande cruciali sulla loro crescita, la loro privacy, il loro apprendimento e la loro sicurezza, anche emotiva”. Ecco dunque “AI in famiglia: nove consigli pratici per un uso consapevole”, da consultare anche per ulteriori info.

  1. Cominciate presto! Pur non usandola direttamente, bambine e bambini entrano spesso in contatto con l’intelligenza artificiale a casa o ne sentono parlare a scuola e nei media. Approfittate di eventuali curiosità sul tema per parlare in modo semplice di cos’è l’AI e di come funziona.
  2. Tenete sempre a mente i rischi dell’AI. Gli strumenti di AI sono studiati per la raccolta dati o per fini commerciali, non per il benessere di bambine, bambini e adolescenti. Le interazioni con l’intelligenza artificiale possono avere un impatto negativo sulle competenze sociali delle vostre figlie e dei vostri figli, per cui facilitate un uso mirato, incoraggiando piuttosto lo sviluppo di quelle capacità di comunicazione e di risoluzione di problemi necessarie per fronteggiare le sfide della vita reale.
  3. Traete esempi dalla vita quotidiana. Parlate dell’AI con esempi concreti dalla vita di tutti i giorni, come gli smart speaker o altri dispositivi di domotica. Provate insieme a vostra figlia o vostro figlio le chatbot o gli assistenti vocali facendo domande semplici e analizzando le risposte. Queste interazioni aiutano a comprendere cosa può fare e quali sono i limiti dell’intelligenza artificiale.
  4. L’AI si può usare per imparare, non per “barare”! L’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto all’apprendimento, ad esempio illustrando in maniera chiara e semplice dei concetti complessi o proponendo esercizi personalizzati. Un ricorso eccessivo a questa assistenza, tuttavia, potrebbe ridurre l’autonomia di bambine, bambini e adolescenti, incidendo sul loro pensiero critico e sulla capacità di problem solving. Non stancatevi mai di sottolineare che l’intelligenza artificiale non può diventare una scorciatoia.
  5. Prestate attenzione alla protezione della privacy. Rivedete abitualmente le impostazioni privacy delle diverse piattaforme e verificate quali sono i dati richiesti per l’accesso.  Indicate chiaramente alle vostre figlie e ai vostri figli quali sono le informazioni più sicure da condividere, fate delle ricerche sul tema insieme, e consoliderete nel tempo delle buone abitudini per un uso sano, sicuro e consapevole dell’intelligenza artificiale.
  6. Imparate insieme. Non bisogna essere esperti, l’importante è essere disponibili a imparare e aggiornarsi su una materia in costante evoluzione. Ad esempio, si possono cercare recensioni di app di AI da fonti affidabili; alcune scuole potrebbero fornire indicazioni sugli strumenti più sicuri e utili per lo studio. Ogni piccolo passo, ogni informazione aggiuntiva, ogni apertura al dialogo possono fare una grande differenza.
  7. Leggete i segnali di allerta. L’intelligenza artificiale potrebbe diventare una confidente su emozioni e stati d’animo, raccogliendo richieste di supporto emotivo e sostituendosi alla relazione con le persone di fiducia. Se vi ritrovate in questo scenario, approcciate la questione in modo diretto ma gentile, provando insieme a definire regole, limiti e momenti di verifica per mantenere nel tempo un uso sano delle applicazioni preferite da vostra figlia e vostro figlio.
  8. Parlate apertamente con la scuola. Chiedete agli insegnanti se l’AI viene usata in classe o raccomandata per i compiti a casa, informatevi se può essere utile negli apprendimenti e in che occasione invece è meglio agire per limitare il ricorso a questi strumenti. Ricordate che la scuola è al vostro fianco nel ruolo di orientamento e guida.
  9. Relativizzate il peso dell’AI. L’intelligenza artificiale sta diventando una componente importante del gioco, degli apprendimenti e delle vite sociali di bambine, bambini e adolescenti, ma è solo una parte del loro vasto e ricco mondo. Ciò che conta di più resta l’ambiente in cui si cresce: le relazioni, le routine, gli interessi vengono prima di tutto. Mantenete sempre la visione d’insieme per fare scelte consapevoli e sentirvi sicuri nella vostra guida 

 

Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News

 

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