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Negli ultimi vent'anni la digitalizzazione ha trasformato in profondità il modo in cui studiamo, lavoriamo e ci aggiorniamo. Il testo scorre su smartphone, tablet e laptop; le biblioteche personali si sono spostate nel cloud; la formazione professionale si è largamente trasferita online. In questo scenario, una domanda apparentemente semplice torna a imporsi con forza crescente: leggiamo davvero allo stesso modo su carta e su schermo?
Un recente articolo del TIME dedicato al confronto tra lettura cartacea e digitale ha riportato l'attenzione su un filone di ricerca ormai vasto, che negli ultimi anni ha alimentato ripensamenti nelle politiche scolastiche di diversi Paesi. Il caso più discusso è quello norvegese, ma il tema riguarda da vicino chiunque debba assimilare informazioni complesse: studenti, professionisti e, in modo particolare, chi opera in ambito sanitario, dove la lettura accurata di linee guida, revisioni e protocolli non è un dettaglio ma una questione di sicurezza clinica.
Questo articolo ripercorre le evidenze disponibili, ne discute i limiti e le traduce in indicazioni pratiche per la formazione sanitaria continua.

Il caso Norvegia: una brusca inversione di rotta
La Norvegia è stata a lungo un simbolo della scuola digitale. Già negli anni '80 aveva puntato con decisione sull'informatica in classe e, nei primi anni 2000 aveva riconosciuto l'uso delle tecnologie digitali come una competenza di base, al pari di leggere, scrivere e far di conto. Per oltre un decennio gli studenti norvegesi hanno svolto gran parte del lavoro scolastico su tablet e laptop, in un Paese che rivendicava con orgoglio un ruolo pionieristico nell'education technology.
Negli ultimi anni, tuttavia, il pendolo ha cominciato a oscillare nella direzione opposta. Il segnale d'allarme è arrivato soprattutto dai dati sulla lettura: secondo l'indagine internazionale PISA, la quota di quindicenni norvegesi che leggono a un livello considerato basso è salita da circa il 19% nel 2018 al 27% nel 2022. In altre parole, più di uno studente su quattro fatica a comprendere un testo abbastanza da poter affrontare senza difficoltà gli studi successivi o l'ingresso nel mondo del lavoro.
A questo dato si è affiancata una mobilitazione dal basso: petizioni di genitori preoccupati per l'uso eccessivo degli schermi nella scuola primaria e un dibattito pubblico acceso hanno spinto il governo a istituire un comitato di esperti sull'uso degli schermi. Le sue prime raccomandazioni sono andate nella direzione di un maggior ricorso alla lettura su carta nei primi anni di scuola. Sul piano politico, l'orientamento si è tradotto in proposte di finanziamento per riportare i libri stampati nelle aule, con un ritorno anche alla scrittura a mano.
Dietro le scelte di policy c'è un corpo consistente di ricerca norvegese. Studi condotti nel contesto scolastico locale - tra cui quelli di Anne Mangen e colleghi dell'Università di Stavanger, e le indagini di Marte Blikstad-Balas dell'Università di Oslo - hanno confrontato la comprensione della lettura su carta e su schermo.
Un ampio studio su oltre 1.000 alunni di quinta elementare ha rilevato un vantaggio della carta nella comprensione, con un effetto negativo dello schermo osservabile in entrambi i sessi, ma particolarmente marcato tra le studentesse più brave. Ricerche più recenti, condotte con occhiali dotati di eye-tracking per seguire i movimenti oculari durante la lettura, hanno mostrato punteggi di comprensione significativamente più bassi quando gli stessi testi venivano letti su schermo.

Le evidenze internazionali
Il caso norvegese non è isolato. Numerose metanalisi hanno esaminato, aggregando decine di studi, l'effetto del supporto di lettura sulla comprensione:
• Delgado e colleghi (2018), Educational Research Review — la metanalisi più citata, condotta su decine di studi e migliaia di partecipanti: emerge una lieve ma consistente inferiorità dello schermo, tanto più marcata quanto più il compito era svolto sotto pressione di tempo, e quanto più i testi erano informativi o espositivi anziché narrativi. Lo svantaggio non si riduce con le generazioni più giovani e "native digitali": la familiarità con i dispositivi non annulla lo scarto.
• Clinton (2019), Journal of Research in Reading — conferma un vantaggio della carta soprattutto per i testi informativi e osserva come i lettori siano meno accurati nell'autovalutazione della propria comprensione quando leggono su schermo: spesso credono di aver capito più di quanto in realtà abbiano assimilato.
• Salmerón (2021), Current Opinion in Psychology — inquadra il fenomeno nelle competenze di lettura digitale, mostrando che leggere efficacemente online richiede abilità in parte specifiche (gestione delle distrazioni, valutazione delle fonti, orientamento tra link e finestre) che non coincidono automaticamente con quelle della lettura tradizionale.
Il quadro complessivo è coerente: la differenza a favore della carta è in genere di entità modesta, ma stabile e ricorrente attraverso studi condotti in contesti, lingue e fasce d'età diverse.

Il fenomeno dello shallow reading
Perché lo schermo tende a penalizzare la comprensione? Una delle spiegazioni più accreditate riguarda il modo stesso in cui interagiamo con il testo digitale.
La lettura su schermo — associata a scorrimento, notifiche, collegamenti ipertestuali e alla possibilità immediata di passare ad altro — favorisce una modalità di elaborazione più superficiale, definita shallow reading o lettura superficiale. Invece di procedere in modo lineare e riflessivo, il lettore tende a "scansionare" il testo alla ricerca di parole chiave, saltando da un punto all'altro. Le ricerche con eye-tracking documentano proprio questo: sullo schermo aumentano i movimenti oculari erratici e le riletture, mentre diminuisce l'elaborazione profonda. Un dato ricorrente è che si legge più velocemente su schermo, ma si trattiene meno di ciò che si è letto.
La neuroscienziata Maryanne Wolf, nel saggio Reader, Come Home (2018), ha coniato l'espressione di lettura profonda per descrivere quell'insieme di processi — inferenza, analisi critica, empatia, connessione con le conoscenze pregresse — che si costruiscono quando la mente ha il tempo e la disposizione di soffermarsi su un testo. Wolf mette in guardia da una possibile erosione di questa "pazienza cognitiva" quando l'ambiente di lettura prevalente diventa quello frammentato e sollecitato dello schermo. La sua preoccupazione non è nostalgica: riguarda competenze — pensiero critico, capacità di seguire un'argomentazione lunga e complessa — cruciali in ogni professione basata sulla conoscenza.
È importante sottolineare che l'effetto è più forte proprio con i testi lunghi e complessi. Diversi studi non trovano differenze significative quando si tratta di testi brevi. Non è dunque lo schermo in sé a essere problematico, ma l'incontro tra un certo tipo di supporto e un certo tipo di compito cognitivo.

Valutazione critica: attenzione ai nessi causali
Di fronte a queste evidenze, la tentazione di trarre conclusioni nette è forte. Ma il rigore impone cautela: le ricerche disponibili non dimostrano un rapporto causale diretto e univoco tra uso degli schermi e peggioramento delle competenze di lettura.
Il calo dei risultati scolastici osservato in diversi Paesi è un fenomeno multifattoriale. Sul rendimento e sulla capacità di concentrazione incidono molte variabili che si intrecciano:
• la diffusione capillare di smartphone e social media, che competono per l'attenzione ben oltre l'orario scolastico;
• l'impatto della pandemia e della didattica a distanza, con perdite di apprendimento documentate a livello globale;
• la qualità della didattica e il modo — spesso improvvisato — con cui gli strumenti digitali sono stati introdotti in classe;
• i fattori socioeconomici, che influenzano sia l'accesso alle tecnologie sia le competenze necessarie a usarle in modo produttivo.
Distinguere il contributo specifico del "supporto di lettura" da questo groviglio di cause è metodologicamente difficile. Inoltre, molti studi confrontano condizioni non del tutto equivalenti (per esempio un PDF statico contro un libro), mentre l'ambiente digitale reale è ben più ricco e potenzialmente più distraente. La lettura corretta delle evidenze non è quindi "gli schermi fanno male", ma piuttosto: a parità di condizioni, per certi compiti la carta offre un vantaggio misurabile, e un uso indiscriminato del digitale può amplificare dinamiche di attenzione sfavorevoli.

Il contesto italiano
Anche in Italia la trasformazione digitale della scuola e della formazione ha subìto una forte accelerazione. Il Piano Nazionale Scuola Digitale ha delineato una strategia pluriennale di innovazione, e le risorse del PNRR hanno finanziato dotazioni tecnologiche, connettività e ambienti di apprendimento digitali su larga scala. I dati nazionali sugli apprendimenti — dalle rilevazioni INVALSI ai risultati PISA — restituiscono un quadro in cui le competenze di lettura restano un punto di attenzione, con divari territoriali e sociali significativi.
Il dibattito che ha attraversato i Paesi nordici è quindi tutt'altro che estraneo alla realtà italiana, che pure ha adottato misure di contenimento nell'uso di alcuni dispositivi in classe. La lezione che sembra emergere non è un ritorno indietro, ma la ricerca di un equilibrio: un modello integrato carta-digitale, in cui ciascun supporto viene impiegato per ciò che sa fare meglio, appare oggi la soluzione più ragionevole e sostenibile.
Questo discorso non riguarda soltanto la scuola. Anche la formazione in sanità come l'ECM (Educazione Continua in Medicina) — si svolge in misura crescente online, con corsi in modalità FAD, webinar e materiali multimediali. Comprendere come il supporto influenzi l'apprendimento diventa quindi rilevante anche per chi progetta ed eroga formazione ai professionisti della salute.

Implicazioni per la formazione sanitaria
Nella pratica clinica e formativa, la scelta tra carta e digitale può essere ricondotta al tipo di elaborazione cognitiva richiesta dal materiale e dall'obiettivo:

Meglio la carta

Meglio il digitale

Linee guida cliniche e revisioni sistematiche da studiare in profondità

Aggiornamento rapido e consultazione puntuale

Protocolli complessi in vista di un esame o di una decisione clinica

Accesso alle informazioni al point of care

Capitoli di testo e materiali argomentativi lunghi

Banche dati aggiornate in tempo reale e contenuti multimediali (immagini, video, simulazioni)

Favorisce la lettura profonda: comprensione stabile e migliore ritenzione nel tempo

Moduli brevi, quiz e materiali audiovisivi dell'ECM, dove è spesso l'unica opzione praticabile

 

Alcune indicazioni pratiche per chi progetta o fruisce formazione sanitaria

  1. riservare alla lettura lineare e ravvicinata (su carta o comunque in una modalità priva di distrazioni) i documenti fondamentali che vanno realmente assimilati;
  2. usare il digitale come strumento di consultazione, aggiornamento e approfondimento multimediale, sfruttandone la rapidità e l'interattività;
  3. nella progettazione dei corsi online, contrastare lo shallow reading con accorgimenti come testi ben strutturati, sintesi, punti chiave, verifiche di comprensione e stimoli alla rielaborazione attiva;
  4. promuovere la consapevolezza del fenomeno tra i discenti: sapere che sullo schermo si tende a sovrastimare la propria comprensione aiuta ad adottare strategie di lettura più attente.

Conclusioni
Carta e digitale non sono alternativi ma complementari. Le evidenze non giustificano né un rifiuto della tecnologia né un entusiasmo acritico: indicano piuttosto che il supporto conta, e conta in modo diverso a seconda di ciò che stiamo cercando di fare.
La scelta dello strumento dovrebbe dipendere dall'obiettivo formativo e dal tipo di elaborazione cognitiva richiesta: la carta quando serve profondità, concentrazione e memoria; il digitale quando servono velocità, accesso e interattività. Il caso norvegese non insegna che la digitalizzazione sia stata un errore, ma che ogni tecnologia va usata con criterio, misurandone gli effetti reali sull'apprendimento anziché darli per scontati. Per la formazione sanitaria continua — dove la posta in gioco è la competenza di chi si prende cura delle persone — questa consapevolezza è particolarmente preziosa.

Bibliografia di riferimento

  • Clinton V. Reading from paper compared to screens: a systematic review and meta-analysis. Journal of Research in Reading, 2019.
  • Delgado P, Vargas C, Ackerman R, et al. Don't throw away your printed books: a meta-analysis on the effects of reading media on reading comprehension. Educational Research Review, 2018.
  • Rapporto Nazionale sulle Prove INVALSI.
  • Ministero dell'Istruzione e del Merito. Piano Nazionale Scuola Digitale.
  • PISA 2022 Results, 2023.
  • Salmerón L et al. Reading comprehension on handheld devices and on the computer/digital reading. Current Opinion in Psychology, 2021.
  • Støle H, Mangen A, Schwippert K Assessing children's reading comprehension on paper and screen (studio su alunni di quinta elementare in Norvegia), 2020.
  • The scientific case for reading on paper, not screens. TIME, giugno 2026.
  • Reader WM. Come home: the reading brain in a digital world,

 

 

Carlo Zerbino
Editore Sintex Servizi S.r.l.

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