L’età media cresce, la durata della vita media si allunga, e quelli che sembrano fattori destinati a influire soprattutto su assetto sociale e panorama sanitario diventano in realtà punti di svolta economici che “pesano” in modo determinante sui bilanci delle famiglie italiane, e non solo.
Per la prima volta nel 2025, la spesa familiare destinata alle esigenze di vecchi genitori e nonni tocca il 54%, contro il 44,6% destinato ai figli a carico, che come sappiamo sono sempre meno. Un dato che potrebbe passare persino inosservato, ma che in realtà testimonia un cambio di paradigma socioeconomico importante.
Lo studio da cui è emerso il dato, realizzato dal Centro Studi Coverflex, ha preso in esame 65mila lavoratori, mettendo in luce l’ampliamento della cosiddetta “generazione-sandwitch”, schiacciata tra le esigenze dei figli e quella di genitori sempre più longevi, ma non solo: ha evidenziato anche un consistente allargamento della forbice tra bisogni reali (in crescita) e offerte del welfare pubblico (in calo). Il tutto sullo sfondo di un’”economia della longevità” che totalizza già da sola il 30% del Prodotto Interno Lordo.
Schiacciati tra esigenze pressanti “a monte” e “a valle”, i lavoratori ridefiniscono così le voci alla colonna “uscite” dei bilanci familiari: e se nel 2025 destinano mediamente all’educazione dei figli 2.249 euro, sono ben 4.350 gli euro annuali che se ne vanno nell’assistenza agli anziani, con una pressione annua non indifferente sul reddito familiare. E contemporaneamente, emerge un altro segnale: l’assai ridotta fiducia apparente nel welfare statale, dato che solo il 20% dei lavoratori dipendenti ha fatto richiesta di far figurare “a carico” un genitore anziano. E non a caso sono le famiglie – o più spesso le loro componenti femminili – a fare fronte nelle vesti di caregiver.
Budget familiare, i nonni sorpassano i bambini
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